Le osservazioni di Salvatore Scuto sullo scontro tra ANM e Governo a proposito del taglio agli stipendi degli alti magistrati.
“Quando la bottega chiama…”
Ha un sapore stantio, da bottega umida e poco areata, la dura presa di posizione di ANM contro i tagli agli stipendi degli alti magistrati decisi dal Governo.
Questa volta l’usbergo dell’attentato all’autonomia ed all’indipendenza – dietro il quale da decenni la magistratura si oppone a qualsiasi riforma della Giustizia che rischi di compromettere il comodo status quo in cui essa si trova – assomiglia proprio ad un’armatura di carta.
Tanto è evidente il contenuto squisitamente sindacale della rivendicazione e delle polemiche che hanno accompagnato lo show down delle misure economiche del Governo.
Resta da chiedersi, al di là del fuoco di questa polemica, il perché di un simile atteggiamento dell’ANM, che ha sfidato perentoriamente il sentire di un’opinione pubblica prostrata dalla crisi economica e non più disposta a giustificare qualsiasi trattamento privilegiato; e ciò proprio nel momento in cui lo Stato restituisce, anziché prelevare, risorse ai propri cittadini più bisognosi.
Domanda che acquista interesse in considerazione del fatto che quei tagli colpiscono le retribuzioni di uno sparuto drappello di alti magistrati, svuotando, proprio sotto il profilo sindacale, il significato di un’iniziativa così forte.
Quella battaglia di retrovia, allora, sembra essere più figlia dell’incredulità verso un provvedimento dell’Esecutivo sfuggito per una volta all’interdetto della stessa magistratura associata, che di un reale interesse sindacale.
Quello che ha preoccupato, e molto, la dirigenza di ANM è il fatto che l’Esecutivo, applicando la regola Olivetti, non abbia operato alcuna distinzione tra le dirigenze delle singole Amministrazioni e che ciò, soprattutto, sia stato fatto senza alcuna preventiva interlocuzione.
E’ sul metodo più che sul merito dell’intervento ministeriale che l’ANM pone il dito della sua protesta.
Un metodo che, secondo una condivisibile concezione liberal-democratica della separazione dei poteri dello Stato, ha avuto ad oggetto aspetti che riguardano l’assetto burocratico della magistratura senza coinvolgere la giurisdizione, e che non ha fatto distinzione alcuna tra le singole Amministrazioni.
Un metodo che costituisce per ANM il pericolo di un arretramento rispetto ad una posizione, la cui rendita ha a questa consentito per decenni il controllo assoluto su ogni intervento in tema di Giustizia.
Va da sé, allora, come risulti stonato e fuori misura l’ennesimo richiamo al rischio di aggressione all’autonomia ed all’indipendenza, a fronte di un intervento su una materia così distante dalla giurisdizione.
Va da sé che dobbiamo auspicare per il prossimo futuro che sia l’Esecutivo che il Parlamento non indulgano verso forme di ricompensa ma che, al contrario, incentivino quel metodo nel rispetto delle prerogative previste dalla Carta costituzionale.
Se così avverrà, ciò costituirà l’inizio del superamento della buia stagione dello sterile ed acerrimo scontro sulla Giustizia e del cammino verso un assetto moderno e liberal-democratico dell’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.
Allegati e link
- [DOWNLOAD] Nota del Presidente – 20 aprile 2014




